mezzogiorno

Su politica e mezzogiorno oggi

Alla luce dei continui e sempre più deplorevoli attacchi di alcune forze politiche (ma si legga pure Lega!) alla Costituzione, all'unità del paese e in particolare al Mezzogiorno, mi permetto di fare una provocazione.
Rivolta a chi? - mi chiederete.
Diciamo in generale alla sinistra italiana, quindi al Pd, a Vendola e a chi per loro dovrebbe mettersi alla testa di un movimento di rinnovamento della politica che partisse proprio dal tanto vituperato sud d'Italia.
Circa un secolo fa un docente socialista, promotore tra l’altro di una collana di scritti di Marx, Engels, Lassalle per l’edizioni
Avanti! fu protagonista, insieme a pochi altri socialisti come lui, di una lotta senza quartiere contro le mafie e la camorra proprio nel Mezzogiorno. Cambiano gli uomini, le facce, cantava Battiato, ma la storia si ripete.

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(Fonte Internet)

Oggi abbiamo Saviano, per fortuna, con buona pace dei polemisti di professione. Non sono tra i fautori della politica sopra ogni cosa, anzi credo che la politica, oggi pi
ù che mai, sia sempre più una specie di rifugium peccatorum. Ma è il caso di dirlo, per evitare i velleitarismi e i qualunquismi, l’unico modo che potrebbe non dico interrompere ma quantomeno scalfire lo strapotere nel meridione delle mafie, della 'ndrangheta, sempre più potente, e della camorra, è proprio la politica, ma intesa come mobilitazione democratica del mondo della cultura e soprattutto della gente comune: è nell’assenza di sedi dove si dovrebbero elaborare le proposte, controllare le rappresentanze, dove si dovrebbero mettere in atto buone pratiche, che prosperano i gruppi criminali, insomma dove non si respira la democrazia.
Si potrebbe guardare al passato per prendere esempio. Nel 1948 in occasione di quel fatale 18 aprile che apr
ì la strada al trentennio di strapotere democristiano, proprio per provare ad opporsi a qualcosa che si presagiva letale per il paese, un gruppo di personalità della Sinistra (con la “S” maiuscola ovviamente se la paragoniamo all'oggi) diede vita al cosiddetto Fronte democratico del Mezzogiorno, che si inseriva nel contesto più generale di quel famoso Fronte popolare che aveva come emblema elettorale il volto di Garibaldi. Tra le tante personalità che diedero vita a quel movimento, basti ricordarne due: il comunista Giorgio Amendola e il socialista Francesco De Martino. Si trattò del primo e unico grande movimento democratico di massa che il Sud e le isole abbiano conosciuto nella loro storia (altro che movimento autonomista siciliano!), che guidò movimenti di lotta costati la vita a decine di sindacalisti, di braccianti e operai uccisi a volte dalla polizia altre volte dalla criminalità, che creò circoli culturali, riviste, insomma che mise in circolo idee democratiche e grandi speranze.
Ecco, perch
é oggi non si parla mai di qualcosa di simile?
A chi fa paura qualcosa del genere?

La storia non si ripete uguale ma ricordarne gli esempi, scoprirne e condividerne i protagonisti, pu
ò permettere di riproporre, di alimentare culture, stimolare idealità, suggerire nuovi modelli di lotta culturale e politica. Sarebbe bene che i giovani, almeno quelli che ci credono (e non sono affatto poche mosche bianche, credetemi), ma anche, più in generale, le forze politiche di sinistra, quelle più o meno organizzate, più o meno forti numericamente e materialmente, almeno quelle che si sentono eredi o comunque vicine a certe forme di lotta e di proposta politica (diciamo quella parte che è disposta ancora a credere nella validità della Costituzione e quelle sinistre sparse, non solo laiche ma anche espressione di un certo mondo cattolico, che hanno voglia di dare un contributo che non sia di mera contestazione) riscoprissero e valorizzassero di nuovo quella grande pagina della nostra storia del meridione, accantonando una volta per tutte le rivalità e le piccole beghe di bottega. Oltretutto, la proposta di un cartello della Sinistra democratica del Mezzogiorno, di un movimento che unisse forze espressione di una vera alternativa di sinistra, che unisse soprattuttto diversi gruppi della società civile (penso alle Fabbriche di Nichi, al Popolo viola, a certi gruppi di elaborazione culturale del pd, e a tanti altri), avrebbe perfino più chances di riuscire e andare in porto di quella del Fronte del ‘48, visto che allora il movimento fallì per colpa della divisione tra socialisti e comunisti (la solita storia) a seguito dei fatti di Ungheria del ‘56, mentre stavolta non c’è più l’Urss a dividere, ma ci sarebbero la lotta all'idiotismo della Lega e il richiamo alla Costituzione che potrebbero, invece che dividere, unire.

saviano
(Fonte Internet)

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