Giambattista

Scirè

 

"Historia magistra", n. 1, 2009, p. 170

L’aborto in Italia

di Lorenza Perini

A trent'anni dalla legalizzazione dell'aborto, una rigorosa ricerca documenta, attraverso le fonti, la vivacità del dibattito che accompagnò il cammino parlamentare della legge 194, approvata, dopo sei anni di discussioni, il 22 maggio 1978. Nella ricostruzione dell'emergere dell'aborto come problema sociale-sanitario nella coscienza civile di un Paese in in buona parte contadino, in cui molte donne erano vittime, prima che della miseria, di una profonda ignoranza, si mette in luce l'assenza di statistiche sulle donne che morivano di aborto. Le prime ricerche sono della fine degli anni Sessanta, ma le cifre sono vaghe e contraddittorie: si parlava di 16 mila casi all'anno, di 30 mila nella sola città di Roma; di 300 mila o di 600 mila decessi complessivi.

Sul fronte politico, la discussione sul che fare di fronte al corpo gravido di una donna che non voleva essere madre, se sino alla fine degli anni Sessanta fu assente, nei Settanta procedette con inconcepibile approssimazione, nonostante l'enorme squarcio apertosi grazie alle prime denunce del fenomeno clandestino da parte delle stesse donne. L'A. mette in luce come, in un Paese confessionale, la discussione su un tema siffatto non potesse che scivolare in mano cattolica, il che avrebbe potuto rappresentare un punto di non ritorno per una soluzione del problema. Tuttavia, la trattazione di Scirè dà conto della ricchezza e delle sfaccettature del dibattito da parte cattolica, che non si presentava come un'area compatta, arroccata sulle sole posizioni intransigenti delle gerarchie ecclesiastiche. Infatti nelle diverse posizioni dei tanti gruppi cattolici sta il cuore della questione, mettendo in luce come gli ostacoli più difficili da superare per giungere ad un tavolo di lavoro comune sul "problema aborto" fossero piuttosto la rigidità e la cecità dei partiti di massa.

L'obiettivo di una legge contro la clandestinità non coincideva certo con quello di (tutte le) donne, né di tutti i partiti, né della Chiesa. Fu però un obiettivo raggiungibile e il punto di svolta coincise con le necessità impellenti di un Paese in crisi economica e sotto l'assedio del terrorismo, in cui il rapimento e l'uccisione di Moro e della sua scorta fecero da spartiacque.

L'ultima parte del libro è dedicata all'aggiornamento del dibattito come conseguenza delle recenti vicende della L. 40 e della proposta di "moratoria" sull'aborto; oggi, le posizioni pro e contro sono molto più nette, con ridottissimi margini di mediazione, portate avanti con la tipica (e pericolosa) semplificazione dei linguaggi operata dai media piuttosto che attraverso il dialogo istituzionale. Aperti rimangono ancora molti fronti: le rigidità ecclesiastiche permangono, il fronte laico ha messo la sordina al problema e non poche donne che allora erano in prima fila, sembrano ora porsi nuovi dubbi. Oggi l'aborto, conclude l'A., resta un dramma che ha solo cambiato colore: la clandestinità non è scomparsa e riguarda nella maggior parte dei casi le donne immigrate, più fragili rispetto alle protezioni sociali, all'accesso alle informazioni e al sapere.